Back Home EP12, Ole Gunnar Solskjaer

Ole Gunnar Solskjaer saluta i tifosi nel suo ritorno a Old Trafford. Foto: Getty Images.
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Le puntate precedenti:

  1. Diego Costa
  2. Robin Van Persie
  3. Eusebio Di Francesco
  4. Emiliano Mondonico
  5. Julio Cesar, “l’acchiappasogni”
  6. Mario Götze
  7. Didier Deschamps
  8. Claudio Marchisio
  9. Kimi Raikkonen
  10. Thierry Henry
  11. Zlatan Ibrahimović?

Welcome Back Home. Bentornati a quella che sarà l’ultima puntata di una serie iniziata circa un anno fa. Durante questo lungo viaggio di dodici episodi abbiamo raccontato storie intensamente romantiche dei giorni nostri, non limitandoci solo a rendere gloria a quelli che sono i campioni che hanno concluso la carriera, ma anche guardando quello che potrebbe anche essere – in un certo senso – il futuro legato di quelli che sono i protagonisti di queste storie. Abbiamo girato in lungo e in largo, tra campionati d’Europa, del Sud America, passando anche per rassegne mondiali, e perfino circuiti di Formula 1. Ci vorrebbe molto più tempo e più spazio per raccontare tutte quelle che sono le grandi storie legate allo sport con la prerogativa del “ritorno a casa”. Vengono in mente tanti campioni come Carlos Tevez, Dirk Kuyt, Joaquin Sanchez e moltissimi altri che non sono stati menzionati in questa rubrica, che avrebbero potuto meritare di diritto un posto in queste dodici puntate. L’episodio odierno però non è da meno. Oggi infatti sarà un racconto con forti tinte “diabolicamente” rosse: racconteremo infatti la lunga storia che accomuna Ole Gunnar Solskjaer e il Manchester United. Il norvegese torna infatti a Old Trafford in veste di allenatore ad interim, dopo che i Red Devils hanno comunicato l’esonero di José Mourinho come tecnico della prima squadra. Torna in quello stadio e a rappresentare quei colori che ha difeso per trecentosessantasei volte e segnando centoventisei reti, tra cui quella pesantissima nella finale di Champions League del 1999. Tra l’altro, la storia che vede il ritorno a casa di The Baby-faced Assassin è molto curiosa: Solskjaer è allenatore “in prestito”. Quello che è il traghettatore della panchina dello United, è a tutti gli effetti il tecnico del Molde e una volta finita la stagione in Premier League, la dirigenza si aspetta il ritorno del tecnico nella Elitelserien.

Ole Gunnar Solskjaer, un vero e proprio “dodicesimo uomo”

La storia di quello che diventerà uno dei giocatori più amati del Manchester United parte da Kristiansund, città dove Solskjaer è nato. Proprio lì inizia la sua carriera nel mondo del calcio, quando il Clausenengen lo mette sotto contratto fin dalle giovanili, dove completerà la sua crescita come giocatore. Si ebbe subito l’idea di aver scovato un giocatore sorprendente, dato che superava di gran lunga la media realizzativa di tanti altri colleghi più esperti. Le sue prestazioni con il club della città di Kristiansund infatti attirano il Molde, squadra del campionato di Serie A in terra di Norvegia. Nonostante la giovane età, all’esordio in un campionato nazionale, Solskjaer realizzerà venti gol nella sua prima stagione in Tippeligaen. Rimarrà in Norvegia per un’altra stagione e concluderà la sua esperienza nella Serie A del suo paese con trentotto presenze e trentuno gol. Una media realizzativa che ha ingolosito fin da subito i club di altri campionati europei. Non solo il Manchester United infatti: su Solskjaer c’erano i club dell’Amburgo e del Cagliari, interessati ad acquistare il cartellino del giocatore. Solo la squadra di Alex Ferguson però fece un’offerta ufficiale, portandosi a casa quello che diventerà un vero e proprio “dodicesimo uomo” per i Red Devils. Numerose le terminologie utilizzabili, tra cui “riserva d’oro” o “panchinaro di lusso” rendono perfettamente l’idea di quello che era il Baby-faced Assassin, un giocatore capace di spaccare le partite nel giro di pochi minuti. Arriverà a Manchester dopo l’Europeo del 1996 per una cifra irrisoria di un milione e mezzo di sterline. Venne accolto inizialmente con riserva da parte dei tifosi del Manchester United, che si aspettavano il colpo da novanta. In quel periodo sveniva accostato il nome di Alan Shearer, in uscita dal Blackburn, ai Red Devils: trasferimento mai avvenuto dato che andò a giocare al Newcastle United, diventando il realizzatore più prolifico di tutta la Premier League nonché dei Magpies. Ole si va a inserire in un reparto offensivo composto da Eric Cantona ed Andy Cole, andando a vincere il campionato inglese nel 1997, segnando venti gol nella sua prima stagione in Inghilterra. La squadra si ripeterà in campionato per altri quattro anni di fila, incastrando anche il fantomatico treble nel 1999, impresa riuscita a ben pochi nella storia del calcio.

Ole Gunnar Solskjaer esulta dopo aver segnato il gol decisivo nella finale di Champions League contro il Bayern Monaco nel 1999. Foto: Getty Images.

Ole Gunnar Solskjaer esulta dopo aver segnato il gol decisivo nella finale di Champions League contro il Bayern Monaco nel 1999. Foto: Getty Images.

Proprio la stagione conclusa con la vittoria della Champions League a Barcellona è stata una delle più prolifiche per Solskjaer. L’essenza di quello che era capace di fare il Baby-faced assassin in campo si può percepire andando a vedere una partita tra Nottingham Forest e Manchester United finita 8-1 per i Red Devils. Una partita già vinta da parte degli uomini di Ferguson, che gestivano tranquillamente un comodo 4-1, quando al 72′ entrò in campo Ole Gunnar Solskjaer. Fece quattro gol da subentrato, tutti tra l’80’ e il 90′, mettendo la sua firma su quella che è stata la trasferta con più gol di scarto per lo United. Stagione finita alla grande soprattutto per quel gol “di rapina” che diede la vittoria per i Red Devils in una partita che sembrava indirizzata totalmente a favore del Bayern. Anche lì, Solskjaer entrò in campo dalla panchina, verso la fine del tempo regolamentare, aiutando a ribaltare il risultato nei minuti di recupero. Raggiunse il top della sua forma realizzativa nella stagione 2002, dove mise a segno – complessivamente – venticinque reti tra Premier League e coppe, ma da quel momento iniziò un lento declino. Col passare degli anni infatti iniziano a presentarsi una serie di infortuni al ginocchio che lo terranno lontano dal campo per molto tempo. Solo nell’ultima stagione riuscirà a tornare determinante come negli anni passati, contribuendo a riportare il trofeo della Premier League a Manchester che mancava dal 2003. Poi un nuovo infortunio al ginocchio costringe Solskjaer ad abbandonare il calcio giocato, nell’agosto del 2007.

Sir Alex Ferguson e Ole Gunnar Solskjaer durante il match celebrativo per onorare la carriera del norvegese a Old Trafford. Foto: AP Photo.

Sir Alex Ferguson e Ole Gunnar Solskjaer durante il match celebrativo per onorare la carriera del norvegese a Old Trafford. Foto: AP Photo.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Ole iniziò la sua carriera come uno degli uomini dello staff di Alex Ferguson, allenando gli attaccanti della squadra. Successivamente gli venne affidata la squadra delle riserve del Manchester United fino a metà della stagione 2010, quando arriva la chiamata del Molde, squadra dove Ole Gunnar Solskjaer mosse i primi passi. Arrivano infatti anche i primi trofei da allenatore per l’ex-calciatore del Manchester United, durante la sua prima esperienza sulla panchina del Molde, Solskjaer vince due campionati di Norvegia e una coppa nazionale. Successivamente lascerà per una prima volta la Norvegia per tornare in Premier League, per andare ad allenare il Cardiff City, squadra neo-promossa dalla Championship che però non riuscì a salvarsi nel campionato di Premier League, finendo al ventesimo posto. Solskjaer lasciò l’incarico per poi tornare nuovamente a Molde, dove porta la squadra a farsi un nome in ambito europeo, vincendo un girone di ferro in Europa League con squadre ben più blasonate come il Celtic, il Fenerbahce e l’Ajax.

Ajax - Molde, match decisivo che ha qualificato i norvegesi ai sedicisimi di finale di Europa League a scapito dei lanceri olandesi. In panchina per il Molde, Ole Gunnar Solskjaer. Foto: AP.

Ajax – Molde, match decisivo che ha qualificato i norvegesi ai sedicisimi di finale di Europa League a scapito dei lanceri olandesi. In panchina per il Molde, Ole Gunnar Solskjaer. Foto: AP.

Poi arriva l’occasione di una vita. La chiamata del Manchester United. La situazione dei Red Devils è tuttora abbastanza complicata: una classifica di Premier che vedeva la squadra di Mourinho lontana dalle prime posizioni, con uno spogliatoio spaccato e una campagna europea non proprio entusiasmante, con prestazioni altalenanti. La partita persa dallo United a Liverpool è stata quella che ha messo la parola fine a quella che è stata l’esperienza dello Special One per due stagioni a Manchester. Al suo posto arriva – a sopresa – la nomina di Ole Gunnar Solskjaer, con una formula insolita del “prestito” di un allenatore dal un club all’altro. La conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore mette alla luce un personaggio diverso rispetto a quello che era José Mourinho. Una delle prerogative del nuovo mister è stata ricompattare il gruppo, mettendo l’unità di squadra prima di tutto quanto il resto. Soprattutto, con l’arrivo di Solskjaer lo United ritrova una mentalità offensiva che – a detta dello stesso caretaker manager – è una prerogativa se ti chiami Manchester United. Curiosamente per Solskjaer, la prima squadra che ha dovuto affrontare nel suo ritorno in Premier League è quel Cardiff City che allenò qualche anno prima. Già al terzo minuto lo United è in vantaggio per 1-0. La partita finirà 5-1 per i Red Devils. Il ritorno a Old Trafford invece è avvenuto al consueto appuntamento di Premier League del Boxing Day, dove la squadra di casa ha affrontato un modestissimo Huddersfield Town, vincendo per 3-1 e scartandosi come regalo sotto l’albero un ritrovato Pogba, a segno per due volte. Il nostro tempo finisce qui. È stata una bellissima serie. Speriamo di avervi regalato le stesse emozioni che abbiamo provato noi nel raccontarvi queste storie sportive romantiche dei giorni nostri. Questo è Back Home. Arrivederci.

Ole Gunnar Solskjaer e un ritrovato Paul Pogba, autore di due gol nel match interno giocato con l'Huddersfield Town. Foto: Reuters.

Ole Gunnar Solskjaer e un ritrovato Paul Pogba, autore di due gol nel match interno giocato con l’Huddersfield Town. Foto: Reuters.

«Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone». – John Steinbeck

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.