Il nuovo protagonismo di Giorgia Meloni e la sfida alla Lega

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Con le elezioni regionali la coalizione di governo ha potuto tirare un respiro di sollievo: Salvini ha subito una prima battuta d’arresto in Emilia-Romagna e ha perso la possibilità di utilizzare risultati locali per andare a nuove elezioni. Si è parlato di lotta tra PD e Lega, di vittoria del primo e di sconfitta della seconda, ma in realtà lo scontro è stato prima di tutto interno alla coalizione di centrodestra. Gli esiti delle elezioni regionali, infatti, hanno mostrato che la Lega da sola non è ancora in grado di vincere delle elezioni e che necessita dell’aiuto degli altri due partiti di coalizione.

O meglio, di uno dei due partiti: perché se Forza Italia è in una fase di affanno – una fase a quanto pare piuttosto lunga, su cui il risultato calabrese non incide di molto – Fratelli d’Italia vede una continua crescita dei consensi nei sondaggi. E il recente protagonismo sulla scena internazionale della leader del partito, Giorgia Meloni, mostra che – come Salvini ha insegnato al M5S con l’esperienza di governo – il rapporto tra alleati può facilmente mutare in uno scontro tra rivali.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni al National Prayer Breakfast.

La scalata al consenso di Giorgia Meloni

Ovviamente i sondaggi vedono gli elettori di Fratelli d’Italia ancora in netta minoranza rispetto a quelli della Lega, visto che si parla quasi del venti per cento di distacco tra i due partiti. Un divario apparentemente incolmabile, ma che Salvini ha mostrato essere anche facilmente recuperabile con le giuste mosse politiche e mediatiche. E in effetti, se si pensa a quel quattro per cento circa che FdI aveva ottenuto alle elezioni politiche 2018, si è costretti ad ammettere che Giorgia Meloni è riuscita ad aumentare di molto la sua base elettorale. Già alle Europee di maggio 2019 aveva ottenuto il 6,5%, per poi sorpassare – secondo alcuni sondaggisti – Forza Italia ad agosto e addirittura quasi arrivare a doppiarla negli ultimi sondaggi: secondo la Supermedia Youtrend di febbraio, realizzata da Agi, attualmente FdI si assesterebbe sull’11,4% dei consensi, molto più del 6,6% di FI e solo a tre punti percentuale di distacco dal M5S.

Un consenso che si riflette ancor di più nel gradimento dei politici. Sempre stando ai sondaggi, Giorgia Meloni sarebbe la seconda leader più apprezzata dagli italiani: seconda dietro al premier Giuseppe Conte, ma davanti – e per lei è questo l’importante – all’alleato Matteo Salvini. Complice è anche l’interesse che il panorama internazionale sembra stare riservando a Giorgia Meloni: si parte dalla rivista Times, che ha inserito la presidentessa di FdI tra le venti persone che potrebbero cambiare il mondo nel 2020, per arrivare più recentemente all’inaugurazione della National Conservatism Conference tenutasi a Roma da parte della Meloni e alla sua partecipazione al National Prayer Breakfast di Washington. E, per quanto possa aver fatto ridere, anche il famoso remix Io sono Giorgia di certo non ha contribuito a fermare il crescente consenso del partito sovranista. Anzi.

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La cura per l’immagine social di Giorgia Meloni

Proprio da qui bisogna partire per provare a capire il motivo della rimonta nelle posizioni nei sondaggi di FdI. Perché prima di tutto ha contribuito la grande presenza mediatica di Giorgia Meloni, che sembra essersi dotata di una sorta di Bestia leghista aggiornata in versione Fratelli d’Italia. A gestirla dal 2018 è Tommaso Longobardi, che a quanto pare sta ottenendo ottimi risultati: secondo il social monitor di Youtrend, nel periodo dal 6 novembre al 22 dicembre 2019 i fan di Giorgia Meloni sono aumentati di novemila, il triplo rispetto a Matteo Salvini.

Per vedere quanto i follower si traducano in interesse reale bisogna però guardare quello che si chiama engagement, ovvero la quantità di reazioni, commenti o condivisioni dei post che vengono pubblicati sul profilo social. Si vede allora che l’engagement rate di Giorgia Meloni è del 9,6%, poco meno di Salvini (10%) ma molto più di qualunque altro leader politico: tanto per fare un esempio, il pur apprezzato Giuseppe Conte si ferma al 3,2%, e Matteo Renzi non supera il 2,1%. Salvini ha insegnato che oggi la politica si fa prima di tutto sul web, e Giorgia Meloni sembra aver perfettamente imparato la lezione. È in questo modo che un’apparente parodia come Io sono Giorgia può essere fagocitata dalla Bestia 2.0 di FdI e digerita sulle piattaforme social per guadagnare like, condivisioni, commenti: in una sola parola, voti.

La strategia di presentarsi come più affidabile a livello nazionale

Un secondo motivo che contribuisce al crescente consenso di FdI è il tentativo di presentare Giorgia Meloni come un’alternativa paradossalmente più seria e moderata rispetto a Matteo Salvini (per quanto l’essere un partito estremista consenta di essere moderati). Si può iniziare citando il caso del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, apprezzato da Giorgia Meloni e denigrato invece da Matteo Salvini. Più recentemente, Giorgia Meloni ha criticato l’alleato leghista per la famigerata citofonata in occasione delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, parlando del rischio di emulazione che ne poteva derivare. Sembra insomma che Giorgia Meloni voglia smarcarsi dalle azioni forti – e non sempre utili sul piano politico – tipiche di Salvini, come se volesse mantenere l’aspetto istituzionale che sembri poter mancare a Salvini.

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La cura delle relazioni internazionali

Infine, il successo della Meloni è dovuto anche la crescente attenzione di cui gode a livello internazionale e a cui si è accennato prima. L’interesse di Viktor Orbán – incontrato dalla Meloni in occasioni della National Conservatism Conference – per FdI e il gruppo politico europeo a cui appartiene può avere due motivi. Il primo è la volontà di rimanere in un gruppo che, pur sostenendo l’autonomia dei singoli Stati, non ha lo scopo di abbandonare l’Unione Europea. La ragione è ovvia: a ogni leader politico di un Paese europeo servono contatti all’interno dell’UE, contatti che, per via delle sue posizioni dichiaratamente euroscettiche, Salvini difficilmente può avere. E infatti non è un caso se il segretario leghista stia cercando negli ultimi tempi di costruirsi un’immagine più moderata in Europa.

Il secondo motivo è che se Viktor Orbán confluisse nel gruppo di Salvini inevitabilmente si creerebbe un conflitto per la leadership tra Fidesz – il partito di Orbán – e la Lega, cosa che invece non ha modo di accadere con Fratelli d’Italia, che non può ancora aspirare a giocare un ruolo da protagonista. L’interesse di cui gode Giorgia Meloni negli Stati Uniti è ancora più semplice da intuire: le posizioni filo-russe di Salvini e della Lega non sono ovviamente gradite all’amministrazione USA, che preferirebbe contare su un alleato certo come potrebbe essere invece la Meloni.

Giorgia Meloni si è incontrata con Vikotr Orban

Il premier ungherese Viktor Orbán.

Un centrodestra in cui il centro conta ben poco

A chi aveva esultato per una prima sconfitta della Lega, il successo mediatico di FdI mostra che il risultato in Emilia-Romagna deve essere inteso come un caso individuale, la classica eccezione che conferma la regolare crescita di consensi per la coalizione di centrodestra. Se a fine dicembre il premier Giuseppe Conte aveva promesso un rilancio dell’azione di governo, questo rilancio non sembra essere avvenuto, oppure è stato evidentemente un rilancio un po’ troppo corto. E mentre l’esecutivo, tra un litigio e l’altro, promette di sopravvivere in qualche modo fino al 2023, il web e i media rimangono territorio di caccia esclusivo delle due Bestie sovraniste e i sondaggi vengono scalati dalla coalizione di centrodestra. Coalizione in cui, ormai, la parola “centro” compare più solo per figura.

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Marco Maffeo

Studio Italianistica a Bologna. Appassionato di letteratura, interessato alla politica, spero ingenuamente che la prima possa migliorare la seconda. Scrivo (o cerco di farlo) da sempre, e sogno un giorno di poterlo fare per professione. Vorrei diventare giornalista professionista per poter lavorare in un campo di cui oggi mi pare esserci grande bisogno.