Zerocalcare e il fumetto underground: la rabbia di una generazione

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La rabbia (2016) è un’antologia a fumetti, edita da Einaudi, in cui sono riuniti alcuni dei migliori lavori  esposti durante l’edizione del 2016 di Crack!, festival indipendente che si tiene da diversi anni presso il Forte Prenestino, a Roma.

Einaudi, come casa editrice, è sempre stata molto attenta ai linguaggi inediti: ricordiamo in particolare Gioventù cannibale, l’antologia di racconti del 1996 che lanciò Niccolò Ammaniti e, con lui, una narrazione feroce e splatter della nostra realtà. I “Cannibali”, come furono chiamati gli scrittori appartenenti a quel gruppo, furono quasi profetici: anticiparono le cronache di Erika e Omar, così come il clamore mediatico attorno alla figura di Pacciani, il mostro di Firenze.

La rabbia si pone in continuità con quell’esperienza e, senza falsa modestia, Einaudi lo scrive anche in quarta di copertina. Gli autori sono tutti fumettisti, arrivano dalla fucina di Crack! e, al posto di Ammanniti, c’è Zerocalcare a fare da apripista. Entrambi, oltre alla valenza narrativa, rappresentano e stigmatizzano la generazione a cui appartengono: generazione che raccontano nei loro lavori, oltre a quelli presenti nelle rispettive raccolte.

Rabbia

In quest’opera, attorno a un tema comune ogni autore è presente con il proprio stile, con la propria interpretazione della rabbia. I racconti sono tutti pungenti, raccontano la realtà cannibale in cui tutti viviamo – e specialmente la generazione nata a cavallo degli anni Ottanta. La generazione costretta a vivere l’immobilismo sociale, a cui solo la rabbia può porre rimedio. I pugni sono l’unica soluzione al disincanto. La rabbia non è solo lo stimolo a cambiare la propria situazione: è una valvola di sfogo che ha bisogno di essere indirizzata, e forse questo è uno dei motivi per cui è nata questa raccolta.

Gli autori che raccontano la rabbia odierna, dunque, variano e sfruttano sfumature totalmente differenti e contrastanti. Il libro non è affatto monotono, e gli autori, nonostante facciano parte della stessa generazione e di certo si arrabbino per motivi simili, sono diversi sia stilisticamente che esteticamente.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 35-36.

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